L’importanza di chiamarsi Manuel

Nel nomen omen (il destino nel nome), è un antico motto latino che nel tamburello odierno si associa bene a quello di Manuel. Infatti si chiamano così i due giocatori più rappresentativi, da copertina ovvero da usare come testimonial per propagandare il nostro sport: Beltrami e Festi.

Manuel Beltrami (classe 1978) di Rovereto ma negli ultimi anni di stanza ad Asti per via del fenomeno Callianetto, dopo la trafila giovanile nel Valle San Felice (TN) esordisce giovanissimo (nel 1995) nella massima serie col Tuenno. Si rivela al grande pubblico in occasione della vittoria ai trampolini a Montechiaro d’Asti contro l’allora invincibile Castelferro, davanti ad oltre duemila spettatori. Lì si fece subito notare per la sua grande maturità nel condurre lo scambio e trascinare i compagni. Quell’anno lo scudetto al Tuenno sfuggì solo per una serie di coincidenze sfortunate (infortunio a Uez) e fortuite (una serie di risultati nell’ultima incredibile giornata), ed andò ancora al Castelferro di Bonanate, Petroselli e Dellavalle. Suoi inseparabili compagni di viaggio nel primo periodo (Tuenno, Castellaro e Borgosatollo), il mezzovolo Paolo Bisesti ed il tecnico Quinto Leonardi. Quest’ultimo un vero innovatore cercò di portare nel tamburello metodi moderni, mutati dal volley (molteplici cambi di ruolo dei giocatori) ed una grande cura nella preparazione fisica che risultarono determinanti nella formazione sportiva del giovane. Il 1997, sempre col Tuenno, fu un anno sfortunato per via di una caduta in motorino che lo tenne quattro mesi lontano dai campi. Nel 1998 il passaggio al Castellaro (MN) alla corte di Arturo Danieli, uno dei personaggi più affabili e competenti che il mondo del tamburello vanti. Ancora adesso ricorda visibilmente commosso che andò a scovarlo là dove osavano le aquile. Fiducia ripagata subito sul campo con il tris: scudetto, Supercoppa e Coppa Europa mentre l’anno dopo perse lo scudetto nella finale secca sia per le avverse condizioni climatiche e sia per la qualità del San Paolo d’Argon, allora al suo apice (Fanzaga, Stefano Tommasi e Teli). Ancora adesso è riconoscente a Danieli, autentico scopritore di talenti (anche i fratelli Festi), da fargli dire che al torneo estivo di Castellaro verrebbe anche a piedi.

Fondamentale il ruolo del padre, Luigi Beltrami lui stesso buon giocatore ed adesso tecnico di rara capacità così lontano da certi suoi omologhi convinti di avere un figlio campione a prescindere. Un episodio per rendere l’idea del suo grande spessore umano è quando gli disse in giovane età  “non posso più allenarti perché sei diventato più forte di me”

Nel 2000 il trasferimento a Borgosatollo, società bresciana fiorente e vogliosa di scudetto che realizzerà nel 2001. Nel 2002 comincia il secondo periodo quello di Callianetto, il patron Alberto Fassio col fiuto che lo contraddistingue lo ingaggia e ben consigliato gli affianca i due cugini chiusanesi del Castelferro, Riccardo Dellavalle ed Andrea Petroselli. I risultati sono noti a tutti: un dream team che vince sette scudetti e tantissime coppe lasciando solo le briciole agli avversari, la Coppa Italia al Bardolino nel 2002 anche per via di un infortunio occorso a Manuel giocando a muro e la Coppa Europa 2008 al Solferino complice il fresco shock di avvicendare nel 2009 a Dellavalle e Petroselli i giovani talenti Yohan Pierron e Samuel Valle. Il fiuto ancora una volta non tradì Alberto Fassio con la conquista nel 2009 con i nuovi innesti l’ennesimo grande slam.

Insomma Manuel Beltrami è il vero Re Mida del tamburello che fece vincere scudetti a Luca Baldini (Castellaro), Daniele Perina (Borgosatollo), a Dellavalle e Petroselli che venivano da un periodo poco felice anche per via dei rapporti poco idilliaci con Alessio Monzeglio, e da ultimo ha portato subito alla vittoria Samuel Valle e Pierron. Come giocatore tecnicamente è un fondocampista poco appariscente ma refrattario al fallo, maestro nel recupero e con un intelligenza di gioco ineguagliabile (sempre palline ben piazzate e variate), caratterialmente sempre positivo e pronto a prodigarsi per la squadra; fuori dal campo un gran signore mai sentito a parlar male di un avversario e per l’attenzione con cui ascolta i consigli anche del sottoscritto che oracolo non è.

Dal campione affermato passiamo all’altro Manuel, Festi (classe 1986) astro nascente della disciplina. Trentino anche lui (di Noarna), dove con la squadra di casa svolse l’attività giovanile poi nel 2005 il salto in A a Borgosatollo, nel suo periodo calante, col ruolo di terzino ma in corso d’opera fu usato spesso come mezzovolo e pur se ancora acerbo già si intravedevano le stimmate del campione. Dopo quella breve avventura immaginate dove potesse andare, naturalmente a Castellaro! Prima stagione come terzino sfiorando l’impresa in un epica Supercoppa in condizioni avverse vinta ai trampolini dal Callianetto. Quel Castellaro di Luca Baldini, Paolo Bisesti e Stefano Tommasi (grande prova in mezzo) ebbe qualcosa da recriminare per alcune incertezze dell’altro terzino Cunegato. L’anno dopo il Castellaro puntò forte sui giovani con Manuel Festi a fondocampo ed il fratello minore Luca (stesso grande avvenire, ora a Cavriana) che ottennero una agognata salvezza. Nel 2008 lasciato il fratello ancora a maturare al Castellaro, si trasferì al Mezzolombardo, ambizioso team trentino ove militavano il giovane di casa Stefano Ioris e l’astigiano Alberto Botteon. Fece fare alla squadra il salto di qualità con il primato in regular season arenandosi solo in semifinale contro il coriaceo Solferino di Stefano Tommasi e Mariotto.

I destini dei due Manuel si incrociarono inesorabilmente il 17 agosto in uno dei pomeriggi più entusiasmanti che la storia del tamburello ricordi. Siamo a Noarna, campo di casa di Manuel Festi, finale di Coppa Italia tra il Callianetto e il Mezzolombardo. Avvio in discesa degli astigliani poi complice il cambio del clima con forte vento e pioggerella i trentini raggiungono i piemontesi sul 9 pari portandosi addirittura avanti 11-10 (30-0) e 12-11, grazie ad un Festi superlativo. Qui il colpo di scena finale, con Dellavalle e Petroselli claudicanti, Manuel Beltrami prende letteralmente per mano la squadra coprendo il campo alla Nadal, ristabilendo prima la parità per poi sprintare verso il trionfo finale.

Manuel Festi è il classico esempio di giocatore moderno impegnato sia nell’open che nell’indoor (grandi vittorie col Castellaro), specialità in cui va visto giocare almeno una volta nella vita.

Se Beltrami è un giocatore per la mente, Festi è per gli occhi, da consigliare ai neofiti, con colpi potenti e spettacolari pur essendo anche dotato di classe e tecnica.

Abbiamo visto come comune denominatore fra i due la militanza a Castellaro e Borgosatollo ed una curiosità, entrambi si infortunarono in varianti fuori dell’open (già detto per Beltrami, Festi giocando indoor tarpandogli le ali la scorsa stagione), lasciandoci come insegnamento di utilizzare i giocatori nelle altre specialità soltanto in periodi in cui non vi siano gare open.

Manca ancora la comunanza al Callianetto, va detto che Festi era la prima scelta per sostituire Dellavalle ma di fronte ad una robusta offerta disse che lui il Callianetto voleva batterlo sul campo (c’è già riuscito nella regular season e potrebbe ripetersi).

Il sogno di noi tutti appassionati è di vederli giocare assieme, sarebbe l’apoteosi e il non plus ultra del tamburello, e se non ci riuscisse qualche munifico presidente, l’idea sarebbe da girare a qualche mecenate del tamburello spettacolo come Beppe Conrotto di organizzare nel suo sferisterio il Trofeo delle Regioni (sempre che non ci pensi la Federazione, con le rappresentative di Piemonte, Lombardia, Veneto e Trentino). Portatevi il cappello per toglierlo alla bisogna.

Luigi Musso

Una Risposta a “L’importanza di chiamarsi Manuel”

  1. Mario Dice:

    Ciao Luigi, complimenti vivissimi per questo bellissimo ed intuitivo articolo…

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