Inutile approfondire ancora l’argomento sulle finali del Muro di serie A 2010 perchè le voci che vogliono un ritorno alla finale unica sono di gran lunga superiori a quelle che vorrebbero almeno ripetere un altro anno questa nuova esperienza. Mi soffermo invece sullo splendido articolo di Franco Binello apparso su ” La Stampa ” di giovedi scorso sulle pagine astigiane riguardante la mancanza di tornei e di partite proprio nel periodo di maggior afflusso di turisti nell’astigiano. Certo: ha ragione Franco quando si rende conto di come sono cambiati i tempi e di quanti rimpianti destano quei tornei d’agosto che portavano il tutto esaurito in molte piazze. Cito Camerano, Settime, Azzano, Revigliasco, Antignano, e poi Portacomaro, Vignale, Montechiaro Solonghello e l’insuperabile Torneo di Ovada che ospitava migliaia di tifosi nei giorni a cavallo di Ferragosto. E oggi? Sferisteri vuoti e impossibilità di trovare qualche giocatore per una partita nei giorni delle feste paesane. Testimone oculare di una gara a Rocca d’Arazzo presenti pochi anziani, spalti vuoti senza tifo, con due squadre che giocavano un tamburello anche spettacolare ma senza brio e senza nerbo. E se molla una tifoseria calda come quella rocchese bisogna riconoscere che la situazione non è delle migliori. Ricevo e leggo i depliants illustrativi dei paesi del Monferrato e non riesco a trovare nemmeno uno spunto che parli di tamburello come sport da gestire, come sport tradizionale non da salvare ma da promuovere, come i vini, i cibi, le festività, i monumenti o i personaggi storici. Nulla di nulla. I giocatori, poi, finito il torneo ufficiale ritornano mesti mesti, mogi mogi nei ranghi dimenticando che proprio loro sono o dovrebbero gli artefici delle sagre locali, i primattori indiscussi di una saga che si sta invece lentamente spegnendo, lasciando le piazze vuote e i tifosi sgomenti di fronte a tanto abbandono. Il tamburello potrebbe ritornare ad essere fenomeno di massa come accadde a cavallo degli anni 60-70 a patto che cambi il rapporto diretto tra giocatore e tifosi, i quali vogliono divertirsi a vedere le prodezze dei loro beniamini impegnati sui tanti campi sempre diversi nelle loro realtà storica per struttura e per ambiente. E ben vengano anche le cene del dopo gara perchè proprio in quelle circostanze il rapporto tra le due parti diventa davvero spontaneo ed epidermico. Purtroppo anche le esigenze familiari delle “ferie ad agosto ad ogni costo” pesano sulle scelte dei giocatori con il risultato che Binello ha bene evidenziato. Ma anche le società dovrebbero fare la loro parte con montepremi addatti alle performances dei giocatori, lasciando da parte almeno per una volta le solite coppe o coppette regalate dal “ras” di quartiere e dai soliti istituti bancari: e poi praticare uno sport significa sopratutto passione e se questa per differenti motivi si affloscia come un otre senz’aria è inutile perdere tempo alla ricerca dei troppi perchè che intristiscono fatalmente chi ne va alla ricerca: vero Franco Binello?
Aldo “Cerot” Marello