Considerazioni sulla finale del muro

Stranamente (mi perdoni il buon amico Piccinelli se inizio un periodo con un
avverbio) molti, tanti forse tutti tifosi che domenica assiepavano i pochi
posti a disposizione dello sferisterio di Moncalvo per il ritorno della classica finale del muro avranno trovato da ridire, anche con un pizzico di ragione, sulla scelta degli organizzatori riguardo alle due gare precedenti l’ipotetica bella sullo sferisterio di Vignale. Ragione perchè nessuno prevedeva un esito così insoddisfacente sopratutto dal punto di vista spettacolare.
Chiarito questo punto già chiaro occorre comunque approfondire un attimo
alcune schegge sfuggite magari al razionale ragionamento dei tanti singoli. In
primis: nessuno si attendeva un Grazzano così rinunciatario e così poco produttivo considerando il materiale umano a disposizione che se è arrivato sino al capolinea è perchè proprio scarso non è. I motivi di questo improvviso ed imprevisto afflosciamento?
Molte cause e tutte difficili da analizzare e spiegare  ma senz’altro la fatica
della semifinale strappata con le unghie e con i denti si è fatta sentire in modo preoccupante.
Non siamo a discutere la forza e la classe del Moncalvo ma mai forse un epilogo è stato così disastroso per gli sconfitti rassegnati sin dall’inizio a subire, quasi senza combattere, in attesa soltanto del colpo finale. Ma a pensarci bene uno scontro simile avrebbe avuto lo stesso identico risultato su un qualunque campo di questo mondo, nella foresta amazzonica, nella tundra nordica o nelle savane dell’Africa. Perchè si può perdere una partita, un campionato, un torneo ufficiale ma lo spettacolo deve essere garantito, gratificando gli spettatori che nonostante il ritorno del caldo atroce erano ben disposti a trascorrere un pomeriggio di sport. Per chi, come me, ha assistito alla finale di pallapugno dello scorso anno meritatamente vinto da Paolino Danna, è rimasto incantato dalle due finale sia a Ricca d’Alba ( 11 – 10) sia alla Madonna del Pasco (11 – 7) mentre già stava scendendo la notte. Quindi, andiamoci piano con le critiche e le motivazioni più o meno giustificate perchè alla fine delle fiera i protagonisti sono i giocatori, quelli che scendono in campo, e solo loro quelli che possono esaltare o affliggere
i tifosi e gli sportivi: tutto il resto è contorno, soltanto contorno.

Aldo “Cerot” Marello

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