Le parole che non vi hanno detto sul Mezzolombardo

Com’era prevedibile il bel contributo di Cerot non ha lasciato indifferente il mondo del tambass.  Lo scopo di questa dissertazione non è difendere Manuel Festi (l’ha già fatto telefonicamente col giocatore-scrittore) ma quella di analizzare la vicenda da un’altra angolazione ovvero dalla parte trentina. La nostra categoria non ne è uscita bene dai resoconti delle sfide Callianetto-Mezzolombardo peccando di partigianeria o cadendo nella logica autoreferenziale del “farmacista” (c’era Tizio, Sempronio, il vecchio campione, il giovane rampollo) tant’è che la cosa più sensata sul Mezzolombardo l’ha detta un giocatore un tale Manuel Beltrami parlando di una squadra senza mezze misure, forte e debole a seconda delle circostanze. Non sembrava nemmeno un analisi difficile da fare: il Callianetto ha vinto le finali scudetto perché è più continuo e forte anche se i trentini hanno gli strumenti per mettere in crisi nelle partite secche i pluridecorati astigiani. Gli operatori dell’informazione vanno capiti, essendo od ambendo a far parte degli Uffici Stampa delle società e dei vari Comitati hanno come missione prima dell’informazione la gratificazione secondo la logica del tengo famiglia. Ben di peggio è stato scritto in settimanali letti più per fini terapeutici (per sorridere) che per altro, parlando di scarso impegno dei giocatori in procinto di cambiare casacca. Non mi risulta che Festi sia sul mercato mentre Botteon si era accasato al Carpeneto ben prima della Coppa Italia dove non sembra esser venuto meno ai suoi doveri deontologici.
A chi caldeggiava sanzioni per scarso rendimento va ricordato che si tratta di una squadra di dopolavoristi con gente come Festi e Ioris a fare mansioni che poco si conciliano con la pratica sportiva (muratore e camionista). Che smacco deve essere stato perdere due Coppe importanti per una squadra con un budget importante e con un fondocampo fatto da giocatori semiprofessionisti (prebende nelle aziende del patron). Potrete ribattermi che Festi aveva la possibilità di cambiare vita quando insieme a Stefano Tommasi erano in pole position per il dopo Dellavalle-Petroselli. Sarebbero stati ribattezzati “quelli della Germana” (non è un errore, i teutonici non c’entrano). Come per la mastercard ci sono cose che non si possono comprare ed il colpaccio non è (ancora?) andato in porto.
Una delle cause del flop del Notturno federale,  torneo senza i requisiti minimi per essere considerato un titolo da conteggiare come valido per il grande slam, è il problema delle trasferte emerso fragorosamente con il boicottaggio delle viaggianti. Avviso ai naviganti, il vento sta cambiando come dimostra l’episodio di Madonna del Pasco nel pallapugno in cui la gente inferocita ha chiesto ed ottenuto la restituzione del biglietto. In un torneo nato con le migliori intenzioni (notturno è bello) ma pensato per squadre fatte di professionisti, in un paio di occasioni  c’erano i presupposti per un invasione pacifica (partite di 40 minuti ma prezzo pieno). Chi di voi metterebbe alla guida di un camion o su un ponteggio uno che  è rincasato alle cinque di mattina “perché ha fatto il Quilico”? A Callianetto il problema delle trasferte notturne è arcinoto, sono anni che fanno le ore piccole in silenzio. Musica anche per le orecchie del presidente del Cremolino, autore di una vibrata protesta sul sito federale dopo essere tornati alle 5 di notte dalla partita di campionato del sabato sera di Sommacampagna. Compito non facile è quello degli organi preposti federali per coniugare la spettacolarità delle notturne con la fatica dei trasferimenti. Per noi scribi proveremo ad avere maggior rispetto per quelli che giocano a tamburello anche per passione e facendo i salti mortali per allenarsi con assiduità.

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