Finale Memorial Gabri

Si è scritto molto sulla finale del Torneo ” Gabri ” di Portacomaro tra i locali di Capusso ed il Grana,  rinforzato per l’occasione dal vignalese Monzeglio, oggi senza alcun dubbio il miglior giocatore a muro in tutti i sensi. Purtroppo  a “ravvivare” l’ambiente ed il clima di gara, non sono state solo le prestazioni degli atleti in campo ma due esisodi piuttosto incresciosi, ” in primis “  il rifiuto di schierare Alessio Basso a rinforzare i locali privi di Massirio e con Accossano a mezzo servizio e poi a fine gara quando, dopo uno stupendo e salomonico 18 pari, alcune parole di troppo per poco non combinavano un qualcosa di irreparabile. A complicare le cose si è messo di mezzo anche il fato sotto forma di un infortunio “domestico” che ha impedito al patron granese Pino Amelio di arrivare in tempo per l’inizio della gara e solo dopo ha saputo dell’episodio incriminato: candidamente Pino ha confessato che lui avrebbe permesso la presenza di Basso, nonostante la sconfitta subita due giorni prima con una selezione piemontese proprio contro i verdi portacomaresi. Tutti i presenti hanno espresso la loro opinione e dare ragione ad alcuni e torto ad altri è piuttosto arduo, considerando il fatto che le gare del ” dì di festa ” avvengono da sempre, come ha chiarito Carlo Cerrato presidente del Portacomaro,  senza una precisa regolamentazione e senza alcunchè di scritto perchè lo spirito dovrebbe essere quello del puro e sano divertimento. Invece oggi non è più così e certi  nervosismi  sono segni tangibile di un cambiamento profondo anche in uno sport “signorile” come il tamburello.
I due fatti sopra citati sono stati la scossa per far capire che anche nel “muro” esiste una forma di avversione viscerale e latente tra alcune società che credono di essere state colpite da qualcosa di ingiusto, di decisioni non totalmente accettate e quindi non condivise, che hanno generato in passato e generano tuttora tensione non pienamente somatizzate.Perchè altrimenti non si spiegherebbero le prese di posizioni di alcuni “veterani” frequentatori di sferisteri i quali hanno insultato in modo anche cattivo i giocatori avversari in campo, colpevoli solo di aver obbedito ad una decisione imposta dai loro diretti responsabili. C’ è un filo sottile che corre sulle catene montuose dello sport, qualcosa di evenescente, quasi impercettibile, frutto di una realtà disequilibrata che non riusciamo bene a capire e condividere  nella sua totalità:  per questo è molto pericolosa. Le discussioni vanno bene e, come giustamente ha scritto Franco Binello su ” La Stampa”,  possono diventare ingredienti per rendere più eccitante lo spettacolo, ma il comportamento esterno di tifosi che insultano volgarmente gli atleti, caricandoli di titoli impronunciabili e blasfemi penso debba essere stigmatizzato. I tifosi sono una parte viva della gara finchè si limitano ad incitare, a gioire e soffrire con i loro beniamini: tutto il resto nulla ha da spartire con i canoni ed i concetti dell’educazione.

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